La disperazione

30 Novembre 2022




Prendo spesso la metro per andare a teatro la sera, che sia l’opera o un concerto al Walt Disney Center a downtown.

Mi e’ comodo e poi non devo diventare scemo per il posteggio.

Non e’ che non si trovi, ce ne sono a volonta’: intere costruzioni di 4 o 5 piani sono adibite a posteggi in centro, soprattutto vicino ai teatri.

Ma nel momento dell’uscita, sono ingorgati da far paura. Tutti escono allo stesso momento e rischi di metterci 30 minuti solo per conquistare la strada. E poi costano, ovviamente.


Il metro invece e’ super economico: lo prendo vicino a casa e mi lascia a un paio di blocchi dai teatri.


Quando vado a vedere i musicals e’ ancora piu’ comodo: l’uscita e’ di fronte al teatro.

E così ho fatto quando sono andato a vedere The Book of Mormon al Pantages Theatre ad Hollywood.


All’uscita, attraverso la strada ed entro nella stazione del metro.

Saranno state le 22:30.

A quell’ora i treni sono piu’ radi, ma garantiti fino a mezzanotte.

Finalmente il treno arriva e salgo.


Alla prima stazione entra nel mio vagone una giovane ragazza piuttosto magra. E’ scalza e senza denti davanti: ne' sopra, ne' sotto.


E’ disperata e piange e grida e si dispera.


Si capisce poco cosa sta dicendo, ma credo si lamentasse di un suo bambino.


Vaga disperata per il vagone piangendo e urlando e sparlando.


Si corica su dei sedili vuoti e si rannicchia sempre piangendo e urlando e poi improvvisamente scalcia e colpisce le pareti del vagoni, o i sedili davanti a lei.


Alcuni dei pochi passeggeri si alzano e si spostano più lontano. Io rimango al mio posto e la osservo.


Ad un certo punto e’ in piedi di fronte a me e sempre straparlando si alza la maglia e mostra la pelle della pancia: c’e’ come una tasca di pelle moscia, come se si trattasse di un palloncino sgonfio sulla sua pancia.


Mi ha fatto impressione.


Non posso dire di aver capito che cosa fosse, ma la mia immaginazione mi ha suggerito che avesse appena partorito e che quella specie di sacca fosse il risultato della sua pancia appena liberata dal bimbo.


Poi ha abbassato la maglia e si e’ rannicchiata su dei sedili vicino a me, sempre piangendo e urlando.


E di nuovo ha scalciato, solo che questa volta c’ero io a fianco e mi ha colpito in piena coscia.

Nulla di serio.


Tutto questo nel breve tempo che il treno e’ arrivato alla stazione successiva, dove la disperata scalza e’ uscita.


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