La donna istrice

 Mercoledi 14 Dicembre 2022



Che sono fissato per usare i mezzi pubblici non e’ un mistero.


Soprattutto adesso che vivo “in centro” di una grande città e che, da anziano, ho diritto ad un pass mensile per soli $20.


Almeno una volta alla settimana vado perciò al mare e di solito si tratta di Santa Monica.


Oggi però volevo cambiare meta per un qual senso di avventura che ogni tanto mi piglia ancora.


C’e’ una linea di metro che non ho mai preso che mi porta a Long Beach: la linea A.


Il capolinea e’ anche abbastanza vicino alla spiaggia.

Si perche’ siamo negli USA, le distanze qui sono di un altro ordine di grandezza e non è che se una linea ti porta nell posto che ti interessa, vuol necessariamente dire che la tua meta sia vicina.


Tutt’altro.


Comunque si parte.


Arrivo alla mia stazione di partenza della metro e mi avvio ai binari.


Noto che vicino a me c’e’ una signora asiatica sulla cinquantina che stranamente indossa un piumino a mo' di mantello con solo il cappuccio infilato sulla sua testa.


Strano per una signora di quella eta’, ho pensato.


Ha con sé una piccola valigia rigida da aereo.


Saliamo sullo stesso vagone e ci sediamo.


Lei di fronte a me, ma girata di fianco.


Dopo un po’ noto che sta goffamente cercando di lavorare col suo telefonino.


Forse un messaggio.


Guardandola bene mi accorgo che ha le due mani completamente coperte da piccoli aghi da agopuntura.


Sia i dorsi che i palmi e pure le dita con eccezione dei pollici e gli indici.


Ecco perché era goffa ad usare il telefonino, ma comunque risoluta a continuare. 


Gli aghi saranno stati un centinaio: fitti fitti e non più lunghi di 3 centimetri.


La donna istrice!


Ad un certo punto posa il cellulare sulla valigia e cerca di raggiungere la tasca sul petto della camicia.


Ne estrae un pezzo di carta che si rivela una busta da lettera vuota.


Appoggia i piedi sul sedile di fronte e raggomitola le ginocchia per crearsi un appoggio sul suo grembo.


Ci posa la busta ben aperta e inizia a togliersi gli aghi e con attenzione li deposita nella busta.


Dopo alcune mosse di spinamento raggiunge di nuovo la tasca della camicia e tira fuori un nuovo pezzo di carta: questa volta un fazzoletto.


Con quello si tampona il dorso della mano destra: probabilmente asciugava goccioline di sangue a seguito dell'estrazione degli aghi.


Dopo poche fermate mette via tutto anche se il lavoro di spinamento e’ lungi da essere finito e si prepara a scendere.


Mi accorgo che è anche la mia fermata, mi alzo e la seguo fuori dal treno.


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